... for Men
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| Velada, 1740, seta, lana e lino National Gallery of Victoria, Melbourne particolare del paramano |
Non poteva mancare in questo blog una sessione interamente dedicata all'abbigliamento maschile. Per iniziare, volevo pubblicare dei cartamodelli di abiti settecenteschi completi, composti da culottes o calzoni alla matelota, Sottoveste e Marsina o Velada. In questo ambito, su internet, è veramente possibile reperire tantissime informazioni, ma non tutte, a mio avviso, spiegano bene come improntare un taglio maschile del XVIII sec.
Una piccola digressione: il taglio e la confezione degli abiti maschili, richiedono un dispendio di energie ed una competenza sartoriale molto alta; seppur composti di pochi pezzi (se paragonati alle fogge femminili) questi devono essere sapientemente posizionati sul tessuto, infustiti ed intelettati nella maniera adeguata e stirati alla perfezione al fine di ottenere il perfetto abito che "calza a pennello". Come si ottiene tutto ciò? Provando e riprovando, senza scoraggiarsi al primo tentativo riuscito male! Ergo, non abbattetevi di fronte agli insuccessi e migliorate, di volta in volta, i punti che, vi accorgerete, funzionano poco.
Riguardo alla tipologia di taglio della marsina che troverete in questa pagina, è ripresa dalla tavola n° VI (Patron du Justaucorps - fig. 38) di Leloir. Questa Velada è databile intorno agli anni 40 del XVIII sec. per la somiglianza con il modello a pag, 68 - 69 del volume "The Cut of Men's Clothes - 1600/1900" di N. Waugh.
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| Velada 1740 - The Met Fifth Avenue NY Lato dx |
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| Velada 1740 - The Met Fifth Avenue NY Lato sx |
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| Velada 1740 - The Met Fifth Avenue NY |
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| Velada, 1740, seta, lana e lino National Gallery of Victoria, Melbourne |
La culottes invece è quella di pag. 73 (1760/5) del sopracitato testo.
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Calzone da uomo,1770 ca., davanti
Collection at Ham House, Surrey
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Calzone da uomo,1770 ca., dietro
Collection at Ham House, Surrey
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La sottoveste, l'ho personalmente dedotta dalla Velada, così come era (ed è tuttora, sic.), aduso fare.
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| Sottoveste in faille di seta turchese, 1745, ricamata in seta e oro a motivi floreali Kent State University Museum |
Prima di lasciarvi ad un buono e soddisfacente lavoro, vi scrivo un decalogo delle cose da fare, assolutamente:
- Posizionate il catamodello sul tessuto seguendo scrupolosamente i drittofilo. Vi accorgerete che molti pezzi sono posizionati in sbieco: è importantissimo al fine di non compromettere la calzabilità del capo!
- Per la confezione dell'abito completo, occorrono circa 9 mt. di tessuto. Onde evitare di buttare all'aria tanti soldi e materiali, eseguite sempre prima una tela di prova, sdifettatela e solo quando siete sicuri del perfetto appiombo tagliate il capo definitivo.
- Vi accorgerete che Velada e Sottoveste sono molto asciutti di spalla; la moda settecentesca non contemplava spalle larghe e imbottite, come invece vuole la moda attuale; ergo se vedete che quest'ultimi faticano a calzare scavate il giromanica nel sotto ascella e adeguate di conseguenza la cuffia della manica.
- Rispettate pedissequamente intelettature ed imbottiture; se ben eseguite faranno un buon 80% del risultato finale. Vi allego a tal proposito un'immagine esemplificativa di come e cosa imbottire e/o intelettare.
- Su ogni cartamodello, sono riportati tutti i livelli (torace, vita, bacino, ginocchio); attenetevi scrupolosamente a quest'ultimi per allungare o accorciare le basi.
- La Sottoveste, contrariamente alla Velada, è tagliata tutta in drittofilo; per assicurarla perfettamente al torace, la cucitura del centro dietro si lascia aperta e fornita di occhielli con un nastro che, a mo' di bustino femminile, viene stretto alla persona una volta abbottonato il davanti.
- Anche le culottes vanno posizionate scrupolosamente seguendo i drittofilo; se ben tagliati, questi risulteranno ben aderenti sulle cosce e molto larghi sulle natiche. Questo escamotage sartoriale venne adottato per conferire comodità al calzone soprattutto quando ci si sedeva o si andava a cavallo.
- Scegliete, per la confezione finale, tessuti abbastanza leggeri; le intelettature e le imbottiture, soprattutto, appesantiranno molto il capo!
- Se decidete di ricamare la Velada e la Sottoveste, fatelo prima di confezionare il capo; ricalcate con una filza il contorno del davanti lì dove dovrete in seguito cucire, posizionate il telo nella sua interezza su un telaio, quindi ricamate. A lavoro finito, confezionate.
- Nel modello delle culottes, ho omesso il cinturino del sottoginocchio proprio perché la misura della sua lunghezza è fortemente suscettibile di modifiche; quest'ultimo è alto all'incirca 3 cm. e lungo quanto la circonferenza del ginocchio.
Di seguito i link con i file scaricabili.
- Velada tg.46
- Velada tg.48
- Velada tg.50
- Velada tg.52
- Culottes - sottoveste tg.46
- Culottes - sottoveste tg.48
- Culottes - sottoveste tg.50
- Culottes - sottoveste tg.52
A questo punto, non mi resta che augurarvi buon lavoro e... commentate per qualsiasi chiarimento!!! A vostra disposizione!!!
Per chi volesse cimentarsi in qualcosa di più... "divertente", pubblico di seguito gli stessi cartamodelli con l'aggiunta di una base di ricamo. Lo schema l'ho dedotto da una Velada del 1720 conservata nella Galleria del Costume di Palazzo Pitti, Firenze.
Lo schema l'ho modificato leggermente, per poterlo meglio adattare al taglio di base.
Vi ricordo quanto detto precedentemente:
Per chi volesse cimentarsi in qualcosa di più... "divertente", pubblico di seguito gli stessi cartamodelli con l'aggiunta di una base di ricamo. Lo schema l'ho dedotto da una Velada del 1720 conservata nella Galleria del Costume di Palazzo Pitti, Firenze.
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| Velada - 1720, manifattura italiana - Palazzo Pitti Firenze |
Vi ricordo quanto detto precedentemente:
- Se decidete di ricamare la Velada e la Sottoveste, fatelo prima di confezionare il capo; ricalcate con una filza il contorno del davanti lì dove dovrete in seguito cucire, posizionate il telo nella sua interezza su un telaio, quindi ricamate. A lavoro finito, confezionate.
Di seguito i file:
Di nuovo, buon lavoro!!!
Poteva mancare in questo blog un capitolo interamente dedicato alla moda maschile medioevale? Domanda pleonastica, alla quale rispondo immediatamente pubblicando di seguito il modello del famoso farsetto (o pourpoint, per chi mastica il francese) di Charles de Blois, del 1367 conservato presso il Musée des Tissus di Lione.
Il pourpoint in questione consta di ben 32 pezzi, 74 bottoni e relative asole;
personalmente, ho ritoccato il modello nella parte superiore della manica... o
meglio, ho omesso tagli e giunte che personalmente ritengo superflui, ma se
volete riproporlo nella sua forma originale vi allego di seguito un’immagine con
tutti i tagli.
Poteva mancare in questo blog un capitolo interamente dedicato alla moda maschile medioevale? Domanda pleonastica, alla quale rispondo immediatamente pubblicando di seguito il modello del famoso farsetto (o pourpoint, per chi mastica il francese) di Charles de Blois, del 1367 conservato presso il Musée des Tissus di Lione.
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| Pourpoint di Charles de Blois - disegno di J. Arnold |
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| Pourpoint di Charles de Blois - 1367 - Musée des Tissus di Lione |
Questo
capo, particolarissimo per la conformazione del giromanica (in gergo tecnico grande
assiette), è sicuramente il capo di abbigliamento del medioevo meglio
conservato e giunto a noi in tutto il suo splendore. Per la storia e le
vicissitudini dell’allora proprietario e del capo in questione, vi rimando al mare
magno di informazioni reperibili in rete; per quanto mi riguarda, prima di
lasciarvi alla confezione, mi preme dirvi che questo indumento, generalmente, veniva
indossato sotto l’armatura (per questo motivo, l’esigenza di imbottirlo al fine
di ammortizzare i colpi inferti durante le battaglie; anche il nome italiano ci
riporta al termine d’origine di farcia,
ripieno); solo i villici andavano in giro in farsetto e braghe: la moda del
tempo, prevedeva per l’uomo a la page
almeno un altro capo da indossare esteriormente, più magnificente e degno di
essere messo in vista. Questo poteva essere o una pellanda (o houppelande) o, più tardi, una giornea.
Di certo, questa “giacca” fu di ispirazione per la cottardita (in inglese cotehardie)
che differisce dalla “matrice” per la presenza del colletto (più o meno erto) e
di maniche dalle fogge più stravaganti e sontuose; rimase inalterato il corpo,
aderentissimo e, spesso, in più colori come dettava l’araldica del periodo;
questa frivolezza va sotto il nome di mi-parti.
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| MESE DI APRILE -LES TRES RICHES HEURES DU DUC DE BERRY - Fratelli Limbourg (1380 ca. - 1416) Esempi di Pellanda (o Houppelande) |
Ho invece
scisso il davanti della manica nel punto in cui va inserito lo sprone più
grande al fine di facilitare la cucitura di quest’ultimo. Questo espediente l’ho
concepito anche per trasformare (piccola licenza, ma concedetemela!!!) questa
base in una pellanda. Vi allego di
seguito uno schema che vi permetterà (a voi piacendo) di sviluppare uno dei
capi (a mio avviso) più belli e sontuosi delle corti europee della fine del ‘300.






- Gli sproni e la parte posteriore superiore del pourpoint non variano.
- Le suddivisioni in blocchi della manica, sono finalizzate anche alla possibilità di utilizzare tessuti di vari colori. Potete anche ometterle, riunendo i pezzi sulle linee di cucitura.
- Le ampiezze extra della manica e della parte posteriore inferiore potete sceglierle a vostro piacere; sappiate che maggior ampiezza date, maggiore sarà l’utilizzo di tessuto!


















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